Giulio Greco è nato a Caselle in Pittari (SA) nel 1949. Vive e lavora fra il Cilento e la Toscana.

Dopo il diploma all'Istituto d'Arte di Salerno si è iscritto all'Accademia delle Belle Arti di Firenze, dove ha frequentato i corsi di Afro e Vinicio Berti. Dal '70 al '74, a Firenze, ha fatto parte del Gruppo di Ricerca Estetica"Piramide", è lì che incontra Carmelo Genovese. Nel '76 ha dato vita a Fucecchio al Centro Arti Visive "Ipotesi" in collaborazione con altri artisti. Le prime mostre risalgono agli anni '70. Dall' 83 all' 89, trasferitosi nel Cilento, si dà all'osservazione e alla ricerca antropologica della sua terra, fatto che influenzerà in modo decisivo la sua opera. Nel 1988 è invitato alla rassegna Homo Ludens, al Palazzo Paolina di Viareggio. Dal 1989 è in permanenza alla Galleria Poleschi di Lucca con la quale è presente alle edizioni dell' Arte Fiera di Bologna, Siac di Firenze, Biaf di Barcellona, Arte-Padova, ecc.; sempre nell' 89 tiene una personale al Palazzo Pretorio di Fucecchio (FI). Nel 1990 tiene una personale alla più bella Galleria d'Italia, alla Fortezza da Basso di Firenze. In quest'anno realizza due grandi opere per la Città del Futuro (area Galtarossa) a Padova. Nel 1991 partecipa alla rassegna Mardeserto del Centro Attività Espressive di Villa Pacchiani a Santa Croce sull'Arno (PI). Nel 1992 ha realizzato varie scenografie teatrali. Nel 1999 tiene una personale dal titolo Opere, Centro Civico Buranello, Genova; e una rassegna con De-gener-a-zione dell'attraversamento, Torre di Filippo il Bello a Villeneuve-lez-Avignon; personale: Villa Calcinaia, Greve in Chianti.

 

Alcune opere dell'artista
"significazione"
verdante
attraversamento

Da "Attraversamenti" edito da "Titivillus"...... ...........
Ho preso visione delle opere di Giulio Greco per la prima volta da un depliant. Mi sono apparse sorprendenti. Non era dato modo di poterne apprezzare gli aspetti tecnici di realizzazione che pure apparivano il risultato di una prolungata ed ispirata ricerca. Capita raramente, a chi si occupi di archeologia, la circostanza di poter rinvenire reperti ancora integri e così ben conservati tali che l'osservatore può rendersi immediatamente disponibile sul piano emotivo, senza l'obbligo di un lavoro preliminare di ricostruzione, il quale attiverebbe di necessità tutta una serie di concettualizzazioni. In questo caso si è stati particolarmente fortunati perchè l'artista è riuscito a recuperare nel suo lavoro di scavo ben tre " fossili" di guerrieri, che, se singolarmente già si prestano ad un appassionante lavoro di interpretazione, nella serie, ci offrono una prospettiva assolutamente affascinante. L'artista ce li presenta così come gli si sono offerti e li ha trovati dentro di sé, senza nulla aggiungere nell'obbligo di reintegrare le parti mancanti. Intuizione ed espressione si legano in un rapporto diretto, immediato, proprio con quelle modalità nelle quali il Croce credeva si dovesse individuare l'essenza della vera arte. In effetti questi "reperti" non ci stimolano di primo acchito a trovar loro una precisa collocazione storica, non è in questo gioco che ci sentiamo coinvolti; il loro valore primario non sembra risiedere nei contenuti informativi che è capace di offrirci, anche se fanno ritenere si tratti di informazioni decisive. Non c'è dubbio che si tratti di guerrieri "pre-socratici" in senso nietzschiano: è nel periodo "dionisiaco" che certo avremmo immaginato di poterli incontrare. Il loro valore, dunque, sembra rimandare ad una dimensione metastorica; un tema comune li unisce, insieme gettano uno sguardo sull'esistenza dell'uomo. Si diceva che eravamo stati fortunati. Non sappiamo infatti, per quanto altro tempo ancora avremmo potuto cogliere questo rapporto fra il guerriero ed il suo cuore; ancora un po', ed allora davanti agli occhi avremmo avuto uno dei tanti reperti più o meno interessanti, più o meno significativi. "Un cuore di pietra": ecco di cosa è fatto un guerriero, la sua intima essenza. Non solo; ci è possibile cogliere nella successione delle figure anche la sua evoluzione ed i suoi esiti. Un cuore spaccato, scoppiato, che non ce l'ha fatta; un secondo diviso ed infine, un terzo che ormai è diventato indistruttibile mentre ha perso sempre più le sue caratteristiche anatomiche e meglio degli altri ha saputo "pietrificarsi". Tutto questo mentre lo sfondo delle passioni e delle emozioni si attenua e si rende imperturbabile. Così dunque i guerrieri di un tempo lontano; così forse l'eterna vicenda della vita degli uomini.
Mauro Ricci Luglio 1999

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