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Mostre / Tensioni Strutturali #3

Tensioni Strutturali #3 "Tensioni Strutturali #3".

Durata evento: 23/09 - 22/12/2017.

La Galleria Eduardo Secci è lieta di inaugurare, sabato 23 settembre 2017 alle ore 18.00, nella sede espositiva di Piazza Carlo Goldoni di Firenze, la mostra collettiva Tensioni strutturali #3 a cura di Angel Moya Garcia.
La trilogia Tensioni Strutturali è stata articolata come un progetto organico suddiviso in tre mostre, indipendenti ma interconnesse tra di loro, che sono state presentate gradualmente negli spazi della galleria. La prima mostra, realizzata a febbraio 2016, si focalizzava sul ruolo centrale dell’individuo nella costruzione dello spazio percepito, attraverso installazioni ambientali di Carlo Bernardini, Mo- nika Grzymala, Roberto Pugliese ed Esther Stocker. La seconda mostra, inaugurata a novembre 2016, analizzava le diverse possibilità della materia come elemento di rappresentazione attraverso i lavori di Davide Dormino, Diamante Faraldo, Andrea Nacciarriti, Marzia Corinne Rossi e Aeneas Wilder. In quest’occasione viene presentata la mostra che chiude la trilogia in cui le installazioni site speci c di Daniel Canogar, Baptiste Debombourg, Levi Van Veluw e Zimoun si interrogano sui processi entropici dell’ambiente quotidiano.
L’entropia viene designata generalmente come la tendenza intrinseca a un sistema di prendere irre- versibilmente parte del proprio ordine o delle proprie qualità, mentre nella teoria dell'informazione vie- ne associata a quanto è d'impedimento alla chiarezza e univocità di un determinato messaggio. Una tendenza all’irregolarità, a un apparente disordine in cui forse si cela un equilibrio nascosto, benché complesso e dif cile da capire, che può fornire delle indicazioni sulla realtà quotidiana. In questo pro- cesso caotico, l’individuo si trova spesso smarrito e prova a resistere a tutto ciò che sfugge dal proprio controllo ideando etichette, classi cazioni o categorizzazioni per provare a contrastarlo e per dotarsi di un sistema rigido di controllo che possa, in un certo modo, garantire una serenità e una stabilità sica e psicologica.
In quest’ottica, l’ultima parte della trilogia viene sviluppata dai quattro artisti invitati come un’analisi dei processi entropici che sovrastano la nostra quotidianità e dei possibili tentativi di instaurare un or- dine, elaborando una tassonomia dei componenti della realtà per suggerire una possibilità di assetto stabile o, in ultima analisi, per trascurare consapevolmente questo intento. Dai fenomeni naturali e atmosferici agli stati emotivi e psicologici, dai processi storici sulla simbologia di determinate forme agli studi sui ritmi meccanici e funzionali, la mostra si articola come un momento di veri ca per misurare il grado di disordine presente, le possibilità di trovare un equilibrio e l’accettazione, attraverso la constatazione empirica, del fatto che le con gurazioni "disordinate" sono le più probabili. Una serie di lavori, in ne, che si interrogano, in modalità nettamente contrastanti, sulle possibilità di costruire una narra- zione stabile e solida, ma che allo stesso tempo ci chiedono no a che punto dovremmo proseguire quella ricerca invece di lasciarci andare nell’inesorabile fallibilità delle nostre sicurezze.In particolare, nella prima sala, Daniel Canogar realizza un’ambientazione in cui un'animazione ge- nerata da un algoritmo reagisce in tempo reale alle precipitazioni, registrate attraverso diverse pa- gine web, delle 195 capitali riconosciute dall'ONU. Uno schermo scultoreo realizzato con dei LEDs essibili e in grado di adattarsi e distorcersi alle caratteristiche speci che dell'architettura che lo cir- conda fa pulsare continuamente la stanza. Attraverso la connessione a internet percepisce, registra e riformula fenomeni planetari dif cilmente prevedibili che sono oltre la portata delle nostre capaci- tà sensoriali e che, tuttavia, sono vitali per la nostra sopravvivenza come specie.
Nella seconda sala, Levi Van Veluw presenta un’installazione in penombra, claustrofobica e immer- siva in cui si evince un'esplorazione sui temi scuri della paura, della solitudine, dell’ordine e della perdita di controllo. Un lavoro che manifesta una ricerca sulla nozione di perfezione all'interno di una struttura sistematica e ordinata e, contemporaneamente, evoca la tensione sottostante tra il nostro desiderio di un universo regolato e l'impossibilità razionale del controllo totale. Al suo interno, una sedia e una scrivania alludono ad un protagonista assente che tenta maniacalmente di avere il controllo dell’universo attraverso la classi cazione di determinati materiali e che, tuttavia, diventa inevitabilmente frustrato davanti alla pluralità di forme inerenti alla materia che lotta per dominare.
Nella terza sala, Baptiste Debombourg presenta un’installazione realizzata con legno verniciato e vetro laminato infranto la cui formalizzazione fa riferimento al simbolismo, al movimento e alla tensio- ne della forma ellittica. In particolar modo l’artista richiama la rottura che rappresentò l'ellisse come nuova forma ispirata e collegata all'eliocentrismo, alla scoperta di Copernico sulla posizione dei pianeti nell'universo e il loro movimento intorno al sole, in contrasto con la rappresentazione circolare vincolata al sistema geocentrico. All’epoca, la perdita della visione antropocentrica abbatteva de- nitivamente tutte le certezze dell’uomo, costringendolo a rivedere la sua posizione di “centralità”, la sua sicurezza di supremazia, ben inserita all’interno di un ordinato progetto divino, e determinava la nascita dell’uomo moderno complesso, dubbioso, sfaccettato, disgregato, frantumato e privo di solide convinzioni.
In ne, nell’ultima sala, Zimoun esplora il ritmo meccanico, la tensione tra i modelli ordinati del moder- nismo e la forza caotica della vita, trasmettendo una profondità istintiva attraverso il ronzio acustico dei fenomeni naturali. L'utilizzo volontario di titoli che descrivono le sue opere semplicemente come un elenco dei materiali e delle componenti meccaniche utilizzate, provoca che le sue sculture sono- re richiedano all'osservatore un ulteriore sforzo di immaginazione, rendendolo attivamente partecipe nel completamento dell'opera stessa. Allo steso tempo, l'utilizzo di componenti semplici e funzionali, come oggetti industriali di uso quotidiano, li rende estremamente vicini, trainanti e affascinanti. Un connubio di articolati congegni meccanici e suono in cui l’unica certezza è che non potremmo mai sapere razionalmente e presumibilmente cosa accadrà.
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Daniel Canogar è nato a Madrid nel 1964. Vive e lavora tra Madrid e New York. Daniel ha conseguito un M.A. presso la NYU e l'International Center for Photography nel 1990. Canogar ha realizzato nu- merose opere pubbliche, tra cui si annoverano: Waves, uno schermo LED scultoreo permanente esposto nell'atrio di 2 Houston Center, Houston; Travesías, uno schermo LED scultoreo commis- sionato per l'atrio del Consiglio dell'Unione Europea a Bruxelles durante la presidenza spagno- la dell'Unione Europea nel 2010; e Constelaciones, il più grande foto-mosaico in Europa, realizzato per due ponti pedonali che attraversano il ume Manzanares. Alcune sue opere più recenti inclu- dono; Storming Times Square, proiettato su 47 degli schermi LED presenti a Times Square, New York; "Small Data", un'esibizione personale presso la bitforms Gallery a New York e alla Max Estrella Gallery a Madrid; "Quadratura", un'esibizione personale esposta presso l'Espacio Fundación Telefónica a Lima.Ha inoltre realizzato esposizioni presso: il Museo di Arte Contemporanea Reina So a, Madrid; il Pala- cio Velázquez, Madrid; la Max Estrella Gallery, Madrid; la bitforms Gallery, New York; la Galleria Filo- mena Soares, Lisbona; la Galleria Guy Bärtschi, Ginevra; Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea, Milano; il Centro d'Arte Santa Mónica, Barcellona; l'Alejandro Otero Museum, Caracas; il Wexner Center for the Arts, Ohio; il Offenes Kulturhaus Center for Contemporary Art, Linz; il Kunstsammlung Nordrhein Westfallen, Düsseldorf; l'Hamburger Banhof Museum, Berlino; il Borusan Contemporary Mu- seum, Istanbul; l'American Museum of Natural History, New York; l'Andy Warhol Museum, Pittsburgh e il Mattress Factory Museum, Pittsburgh.
Baptiste Debombourg è nato nel 1978 a Lione, Francia. Vive e lavora a Parigi. Ha studiato scultura presso l'Ecole Nationale des Beaux-Arts di Lione e ha conseguito la laurea presso l'Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi. È uno dei giovani artisti più importanti della sua generazione con numerose installazioni pubbliche in Francia e all'estero tra le quali vale la pena ricordare: La Chauf- ferie, Galerie de la Hear, Strasburgo o La Maison Rouge, Fondazione Antoine de Galbert, Parigi. Tra le mostre personali recenti ricordiamo: Stellar, Le Voyage à Nantes, Place du Bouffay, Nantes (2015); Matière noire, La Chaufferie, Galerie de la Hear, Strasburgo (2015); Champ d'accélération, il patio, la Maison Rouge, la Fondazione Antoine de Galbert, Parigi e Radiance, Galerie Patricia Dorfmann, Parigi (2015). Tra le mostre collettive recenti ricordiamo: Human Right, curata da Stéphane Chatry, Molodkin, Debombourg, Zevs, Galerie Patricia Dorfmann, Parigi (2015); Avez-vous le goût barbare ?, curata da les commissaires Anonymes e Nicolas Ribou, Poppositions 2015, Bruxelles; Fernelmont Con- temporary 2015, curato da Gustavo Urruty, Château de Fernelmont.
Levi van Veluw è nato nel 1985 a Hoevelaken, Olanda e ha studiato presso l'Artez Institute of Arts di Arnhem. Fin dalla sua laurea nel 2007, Levi van Veluw ha realizzato opere multidisciplinari che com- prendono fotogra e, video, sculture, installazioni e disegni. Il suo variegato lavoro è stato presentato in molte località in tutta Europa e negli Stati Uniti, guadagnandogli un certo numero di candidature e premi. Le sue opere sono state presentate presso la Casa di cultura contemporanea Marres (NL), la Manifesta Foundation Amsterdam, la Maison Particuliere di Bruxelles, il De Hallen Haarlem, il Museo d'Arte e Design, New York, il Museo di suono e immagine, San Paolo, Musée d'Art Contemporain De Montréal, il Museo di Arte Vecchia e Nuova, Australia, La Collezione Phillips, Washington, DC e il Bass Museum of Art, Miami.
Zimoun è nato nel 1977 a Berna, Svizzera. Le sue opere sono state esposte al “Nam June Paik Art Cen- ter”, Corea del Sud; al “Kuandu Museum of Fine Arts”, Taipei; al “Ringling Museum of Art”, Sarasota; all’ “Harnett Museum of Art”, Richmond; alla “Bitforms gallery”, New York; alla “Kunsthalle”, Berna; al “SeMA”, Seoul; al “Museum of Art; Kunstmuseum”, Liechtenstein, Vaduz; al “Musée des beaux-arts de Rennes”; alla “Centrale for Contemporary Art”, Bruxelles; alla “Galerie Denise René”, Parigi; al “Mu- seum Les Champs Libres”, Rennes; al “Mnac - Contemporary Art Museum”, Bucarest; al “Beall Center for Art + Technology”, Irvine; al “Museum of Fine Arts”, Berna; al “Msum Museum of Contemporary Art Metelkova”, Lubiana; al “National Art Museum”, Pechino; al Museo d’Arte della Svizzera Italiana”, Lugano. Nel 2016 è stato il primo artista invitato da Sennheiser per il “Future Audio Artist Program”, installando un'opera a Basilea durante Art Basel.

Luogo dell'evento: Galleria Eduardo Secci, Firenze
Piazza Carlo Goldoni n° 2 - 50123 Firenze (FI)
Tel: 055661356


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